iPhone 8 – come sarà realmente?

Nessuno lo sa, ma i rumors iniziano ad essere molti.
Negli ultimi giorni girano voci sulla sua forma fisica e sulla nuova interfaccia grafica adattata appunto a questo nuovo form-factor.

In particolare hanno trovato un’icona (qui sopra) che mostra la nuova forma con schermo al 100%, bordi sottili e una piccola porzione in alto che fa pensare alla posizione della fotocamera frontale e ai sensori.

Poi sono stati trovati porzioni di codice che parlano di una UIStatusBar “divisa” (split).

Tutto sembra tornare. Quindi tutti si sono buttati a creare mockup e cercare di indovinare come iOS si adatterà.
Alcuni hanno ipotizzato lo spostamento della navigation bar in basso e il pulsante Home virtuale.

In questo esempio la status bar è proprio divisa a metà. Personalmente però penso che questa soluzione abbia dei problemi:

  1. Nella status bar non c’è spazio per il nome della rete, né per le icone.
  2. Nella status bar non c’è l’orario.
  3. La navigazione in basso, pur quanto possa funzionare, comporta dei cambiamenti enormi nelle logiche delle applicazioni.

Non mi sembra la soluzione ideale.
Qualcun’altro ha ipotizzato una soluzione più semplice:

Qui la status bar è ancora divisa in due, dove ci sono solo le icone. L’orologio è riapparso in alto. Inoltre il pulsante Home è tornato fisico in basso dentro la cornice.
Questa è la soluzione che più mi piace, ma ancora non mi convince del tutto, ecco perché:

  1. L’orologio in quella posizione è posto in solitario e sembra solo sprecare spazio.
  2. Il pulsante fisico non mi convince molto in una soluzione dove si vuol dare risalto allo schermo.

Quindi?

Ho pensato anche io a come potrebbero sfruttare gli spazi in modo intelligente ed ecco cosa è venuto fuori:

  1. La StatusBar spezzata in due potrebbe servire a mostrare icone di supporto (segnale, batteria, location e molto altro)
  2. La StatusBar vera e propria come la conosciamo adesso rimane in alto. Qui può stare l’orologio ed altre icone, compresa la segnalazione dell’app che usa la location come su iPad.
  3. La NavigationBar rimane in alto come su tutti gli iPhone.
  4. Il pulsante Home è virtualizzato e ci si accede premendo con il force-touch sulla parte in basso dello schermo.

Ecco un’immagine di esempio:

Adesso non rimane altro che attendere!

Swift 3 e la Configurazione Remota

Oggi parleremo di Configurazione Remota o anche Remote Configuration, ma cosa è?

Prendiamo come esempio l’applicazione Costituzione Italiana. Questo genere di progetto ha al suo interno alcune tecnologie basilari come Google Analytics, Arena Daemon e altri servizi esterni.
Cosa accade se ad un certo punto volessi disattivarne uno? Esatto, dovrei fare una nuova build e inviarla ad Apple.

Se volessi fare dei test A/B sarebbe un vero dramma.

La soluzione è avere una configurazione remota. L’app quindi prima di avviare i servizi controlla un file di configurazione remoto ed applica i comportamenti indicati.

Sul mio server ho inserito un piccolo file JSON:

{
	"enableGoogleAds": true,
	"enableGoogleAnalytics": true
}

L’app quindi si comporterà in base a questi due valori.

A questo punto non ci rimane che scrivere il codice Swift e per l’occasione ne approfitteremo per iniziare a scrivere qualcosa nella sua ultima versione, la 3.

Creiamo quindi una classe chiamata RemoteConfiguration.
Dovrà utilizzare il pattern Singleton così da avere una singola istanza per tutta la vita della nostra app.

class RemoteConfiguration {
	static let sharedInstance = RemoteConfiguration()
}

Aggiungiamo poi una proprietà chiamata baseURL:URL che andremo a configurare in un secondo momento. Poi ci serve un metodo che ci permette di recuperare il file. Questo è il momento giusto per utilizzare una callback, quindi creiamo un metodo chiamato configuration e come argomento deve accettare una closure di questo tipo: (dictionary:[String:AnyObject]))->().

class RemoteConfiguration {
	static let sharedInstance = RemoteConfiguration()
	var baseURL:URL?

	func configuration(handler:@escaping (_ dictionary:[String:AnyObject]?)->()) {

	}
}

La logica che ho pensato è questa: Se i dati non sono mai stati scaricati vado a recuperarli dall’URL indicato,  se invece li ho già scaricati non farò alcuna chiamata al server ed utilizzerò i dati in memoria.
Per farlo serve una proprietà privata configurationDictionary in cui salveremo i dati.

class RemoteConfiguration {
	static let sharedInstance = RemoteConfiguration()
	var baseURL:URL?

	private var configurationDictionary:[String:AnyObject]?

	func configuration(handler:@escaping (_ dictionary:[String:AnyObject]?)->()) {

	}
}

Adesso andiamo a creare la magia.
Per convenienza ho scritto una piccola classe chiamata Request che si occupa di scaricare i dati dalla rete in modo asyncrono, la troverete nel file Playground.

Request ritorna un oggetto Data che andremo a convertire in un dizionario usando la classe JSONSerialization e il metodo jsonObject.
Questo metodo solleva un’eccezione ma in questo momento non ci interessa controllare l’eventuale errore e quindi  possiamo utilizzare try? in modo da avere un oggetto Optional. In alternativa avremmo dovuto utilizzare un blocco do {} catch {}.

class RemoteConfiguration {
	static let sharedInstance = RemoteConfiguration()
	var baseURL:URL?
	
	private var configurationDictionary:[String:AnyObject]?
	
	func configuration(handler:@escaping (_ dictionary:[String:AnyObject]?)->())
	{
		guard let baseURL = baseURL else { assertionFailure("URL cannot be nil"); return }
		
		if let configuration = configurationDictionary
		{
			handler(configuration)
		}
		else
		{
			Request.url(url: baseURL, completion: {
				data, error in
				
				if let data = data, error == nil
				{
					if let json = try? JSONSerialization.jsonObject(with: data, options: .allowFragments) as? [String:AnyObject]
					{
						handler(json)
						return
					}
				}
				
				handler(nil)
				
			})
		}
	}
}

È arrivato il momento di provare il nostro codice, configuriamo RemoteConfiguration e richiediamo i dati:

let rc = RemoteConfiguration.sharedInstance
rc.baseURL = URL(string: "http://localhost/pills/p-01/remote-config.json")
rc.configuration { configuration in
	if let configuration = configuration
	{
		debugPrint(configuration)
	}
}

Se tutto è andato bene dovremmo vedere nel debugger la stampa del dizionario:

["enableGoogleAds": 1, "enableGoogleAnalytics": 1]

Questa classe è un ottimo punto di partenza nella nostra implementazione di una configurazione remota. Personalmente la trovo davvero molto utile per fare test A/B e per attivare o disattivare funzionalità o servizi senza dover ricompilare tutto.

Ovviamente è un punto di partenza, ci sono molte ottimizzazioni da poter fare e funzionalità da implementare. Potrebbero essere argomento nei prossimi articoli.

Potete scaricare il file Playground da GitHub.

Happy coding!

Implementare Facebook login in un’app iOS e PHP

Qualche mese fa parlavo con dei miei colleghi riguardo alla migliore tecnica per implementare il classico Login Facebook all’interno di un servizio tramite l’app iOS in modo sicuro.

La difficoltà più grande che abbiamo avuto è stata quella di capire quale migliore tecnica ci permettesse di sfruttare l’SSO in modo intelligente. In particolar modo c’erano due punti chiave:

  1. L’utente non deve rendersi conto di niente e ritrovarsi loggato/registrato
  2. Il servizio (quindi il CMS che gestisce l’anagrafica utenti) deve registrare un  utente valido

Poi qualche giorno fa mi sono ritrovato a dover implementare OAuth e SSO su segnala.net e mi sono dovuto rimboccare le maniche per implementare quanto avevo descritto.

La situazione era questa: CMS Apache, PHP, MySQL e applicazione iOS (Swift).
Il CMS gestisce l’anagrafica e quindi se un utente deve accedere, prima deve loggarsi o registrarsi.

Nel CMS ho installato un server OAuth così da poter avere accesso alle API solo tramite autenticazione OAuth, poi ho iniziato a scrivere il codice che si occupa di gestire l’SSO.

La logica è descritta nell’immagine:

Logica SSO-OAuth per implementare il Facebook login

*[SSO Data] sono i dati richiesti per la verifica dell’accesso. Ad esempio con Facebook ho utilizzato il Token e lo User ID.

I passaggi logici sono questi:

  • L’app richiede a Facebook, tramite l’SDK, l’accesso. Facebook quindi mi passa il suo Token e lo user ID.
  • L’app quindi richiede tramite API al mio CMS l’accesso tramite questi due dati.
  • Il CMS accede quindi a Facebook tramite Graph e controlla che il token sia valido e che corrisponda allo user ID passato
  • Se tutto va a buon fine va a pescare l’indirizzo email dell’utente e qualche altra informazione necessaria ad una eventuale registrazione
  • Una volta presi i dati necessari va a controllare se esiste un utente registrato con l’email trovata
  • Se esiste crea un token di accesso e lo passa all’app
  • Se non esiste crea un nuovo utente con i dati Facebook, crea un token di accesso e lo passa all’app

Questa logica è applicabile ad ogni tipo di SSO Provider e mi è sembrata molto sicura sia dalla parte dell’app che da quella del server.

Se avete domande o suggerimenti commentate pure!

Costituzione Italiana 3.0

Era molto tempo che non aggiornavo Costituzione Italiana. Ho voluto approfittare del cambio di linguaggio di programmazione (Swift) da parte di Apple per realizzare un’applicazione totalmente nuova.

Costituzione Italiana 3.0 quindi si aggiorna completamente. Ho riscritto ogni cosa, compreso il testo della Costituzione.
Adesso il motore è più snello e semplice da aggiornare, questo significa che in futuro potrete avere migliorie in modo più veloce.

Purtroppo abbiamo perso la compatibilità con la vecchia versione, ciò significa che i favoriti e le note non sono più compatibili.

Spero apprezziate il mio lavoro. Correte ad aggiornarla!

Apple Pencil

Oggi Apple ha rilasciato molti prodotti. Nessuno si aspettava un evento così consistente.

Uno dei prodotti che ha presentato è il nuovo iPad Pro e connesso ad esso ha presentato una nuova penna per disegnare, un Pencil chiamato per l’appunto Apple Pencil.

Subito si sono scatenate le ironiche parole di improvvisati esperti di marketing e improvvisati esperti di tecnologia. Simpatici, ma sappiamo tutti che il loro scopo è far parlare di sé. Il rovescio della medaglia è che queste persone parlano ignorantemente e quindi rischiano una pessima figura.

Quindi, queste persone affermano: “Steve Jobs disse che chi usava lo Stylus era uno sfigato e chi usava l’iPhone no ed adesso che hanno fatto il Pencil si danno la zappa sui piedi”

Intanto bisogna essere precisi. Ecco Steve Jobs, nel 2007, 8 anni fa:

Steve, pace all’anima sua, parlava del pennino che al tempo si utilizzava con gli smartphones dell’epoca.stylus
Lo schermo aveva una tecnologia che non permetteva l’uso delle dita in modo semplice (schermi resistivi) e quindi veniva usato un pezzo di ferro con un po’ di plastica. Una pennina, uno Stylus.

Era scomodo, lo si perdeva di continuo e si usava veramente male.

Quando venne presentato iPhone aveva una nuova tecnologia di schermi detti “capacitivi” che permettevano l’uso delle dita. Una rivoluzione, per moltissime cose, una delle quali finalmente l’abbandono di quel fastidiosissimo Stylus.

Oggi Apple presenta Apple Pencil. Una penna molto precisa in grado di poter per disegnare su uno schermo capacitivo come con una matita o un pennarello.

La notate la differenza vero?